mercoledì 25 novembre 2009

GIUSTIZIA PER DONATO BERGAMINI!

Il 18 novembre del 1989, venti anni fa esatti, Donato Bergamini, calciatore del Cosenza che milita in serie B, trova la morte sotto le ruote di un camion sulla statale jonica, nei pressi di Roseto Capo Spulico, alto jonio cosentino. E’ un sabato, Bergamini dovrebbe trovarsi in ritiro con la propria squadra, in attesa del match dell’indomani, Cosenza-Messina. Bergamini scappa dal cinema dove si trovava con i suoi compagni e nessuno lo vedrà mai più. Le carte ufficiali parlano di suicidio, ma nessuno ci ha mai creduto veramente. Troppo marchiane le incongruenze, troppo evidenti le circostanze che portano, a volerle leggere con attenzione, agli antipodi del gesto estremo, verso una trappola che qualcuno tese a Donato Bergamini. Per motivi ancora oggi misteriosi l’inchiesta giudiziaria sulla sua morte fu caratterizzata da un pasticcio dietro l’altro: la tesi immediata fu quella del suicidio e stop. La qual cosa comportò un’autopsia ritardata, nessun esame dei vestiti per verificare la compatibilità tecnica del suicidio. L’auto con la quale Bergamini aveva scelto di recarsi ad oltre 100 km in compagnia della sua fidanzata per suicidarsi, così come il mezzo dell’investitore vennero lasciati nella disponibilità dei parenti del calciatore e dell’autista. Negli anni arrivarono anche alcune dichiarazioni di collaboratori di giustizia che dipinsero un quadro assai torbido attorno al Cosenza Calcio; il panorama delineato parlava di figure assai poco ambigue che gravitavano attorno alla squadra, di partite vendute, di scommesse ed anche di droga. Nulla cambiò e nulla cambiò nemmeno dopo le reiterate denunce dei genitori che non cedettero mai alla tesi del suicidio. Nulla cambiò nemmeno dopo la pubblicazione del libro-choc “Il calciatore suicidato” di Carlo Petrini, edito da Kaos edizioni nel 2001, che riproponeva tutto il marcio che gira attorno a questa storiaccia.
Vent’anni fa, vent’anni di vergogna. Una classica storia da Repubblica Africana

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